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L'Emilia-Romagna, con la sua Packaging Valley, è all'avanguardia nel packaging sostenibile, riducendo l'impatto ambientale.
di Marco PrincipiniIl packaging può avere un impatto significativo sull’ambiente, sia in termini produttivi sia di smaltimento. Dal consumo di risorse naturali all’inquinamento e alla generazione di rifiuti, così come le emissioni di anidride carbonica, lo smaltimento e il riciclo, le confezioni di prodotti di ogni genere incidono sul pianeta. È possibile, però, trovare la chiave giusta per rivoluzionare un settore strategico per l’economia adottando soluzioni più sostenibili e riducendo al minimo l’uso degli imballaggi, come per esempio quelli monouso.
Una transizione green che vede in pista l’Emilia-Romagna e le sue aziende, fortemente impegnate nel dare risposte alle crescenti sfide ambientali e alle richieste di sostenibilità. Non a caso, la regione – e in particolare il suo capoluogo, Bologna – è culla della Packaging Valley, che genera un valore di oltre nove miliardi l’anno, cifra raggiunta nel 2023.
Il mondo degli imballaggi è tra le realtà più sviluppate sul territorio emiliano-romagnolo, che ospita circa 205 aziende nel settore, che impiegano quasi 22 mila persone, generando il 62,6% del fatturato nazionale. Il valore? È di 5,78 miliardi di euro.
Ma torniamo alla ‘casa’ dell’imballaggio: la ’Packaging Valley’ si concentra principalmente sull’asse della via Emilia, toccando, oltre Bologna, le città di Parma, Modena e Rimini. Dal settore alimentare a quello cosmetico e farmaceutico, fino all’automotive e all’industria: il packaging è fondamentale e le aziende sembrano aver ingranato la marcia giusta per farlo diventare loro alleato e, soprattutto, amico dell’ambiente.
Fondamentali in questo processo sono innovazione e sostenibilità. L’industria del packaging segue l’onda dell’avanzamento tecnologico, premiando la digitalizzazione e l’automazione che sono molto diffuse nei processi di produzione.
Le conseguenze sono positive, perché questo permette di ridurfre gli sprechi e migliorare l’efficienza delle aziende. Oltre a questo, le aziende della regione sono molto attive nei campi di ricerca e sviluppo, con l’idea di scegliere e promuovere soluzioni di packaging sempre più sostenibili.
Materiali biodegradabili, compostabili o facilmente riciclabili rappresentano le aree di maggior interesse. Un esempio di materiale biodegradabile è l’amido di mais (in materia chiamato Pla, acido polilattico), una plastica che deriva da risorse rinnovabili. Con il Pla, ovviamente il cartone, che spesso è certificato Fsc, che garantisce una gestione responsabile delle foreste, e le bioplastiche a base di alghe. Parlando di materiali, è indispensabile spiegare la differenza tra biodegradabile e compostabile: quest’ultimo non solo si degrada, ma si trasforma in compost ricco di sostanze nutrienti in condizioni di compostaggio industriale, senza lasciare residui nocivi. Alcuni esempi? La carta kraft compostabile, foglie di palma o foglie di banano, film compostabili a base di amido. Concludiamo citando alcuni dei materiali più facilmente o altamente riciclabili: capitano della squadra è il vetro, che può essere riciclato al 100%. Sono altamente riciclabili anche l’alluminio, la carta e la plastica.
A livello politico, l’Emilia-Romagna, in linea con l’Europa, sta cercando di favorire l’adozione di pratiche di packaging sostenibili. Come? Attraverso incentivi per le aziende che investono in tecnologie verdi e materiali riciclabili. La normativa italiana ed europea, infatti, spinge verso un utilizzo ridotto di plastica monouso e una maggiore attenzione al riciclo e alla sostenibilità ambientale.