Il tè ‘ripulisce’ l’acqua dai metalli pesanti

Le bustine hanno la capacità di assorbire le sostanze tossiche. Dove se ne beve di più, ci sono tassi più bassi di malattie cardiache e ictus. Ecco cosa c’è da sapere secondo la scienza

di MARINA SANTIN
27 febbraio 2025
Il tè assorbe i metalli pesanti

Il tè assorbe i metalli pesanti

Il tè, dopo l’acqua, è la bevanda più conosciuta e consumata al mondo. Se ne bevono circa 300 miliardi di litri l’anno. Ma se in alcuni paesi, come il Regno Unito, è diventato un elemento dell’identità culturale, in Italia, non è così diffuso.

Se ne bevono in media, circa tre tazze al mese, niente a che vedere con il tradizionale caffè che continua a dominare, ma negli ultimi tempi le persone che scelgono il caldo infuso sono in aumento. E a giusta ragione, viste le sue proprietà benefiche.

Perché il tè fa bene

Contiene, innanzitutto, teofillina e teobromina, dall’azione diuretica, stimolante ed eccitante. La prima, stimola la respirazione, il sistema nervoso centrale e il miocardio; la seconda, svolge funzioni cardiocinetiche e vasodilatatorie. Accanto, polifenoli, dalle proprietà antiossidanti, che prevengono malattie cardiovascolari e tumori e contribuiscono ad abbassare i livelli di colesterolo LDL; tannini, astringenti, utili per combattere i disturbi gastrointestinali; ed ancora caffeina, dall’effetto meno immediato ma più prolungato nel tempo rispetto a quella presente nel caffè; e fluoruro, indicato per prevenire l’osteoporosi. Ma non è tutto. Il tè si rivela in grado di purificare l'acqua.

I ricercatori della Northwestern University hanno dimostrato che la preparazione del tè assorbe naturalmente i metalli pesanti, come piombo e cadmio, eliminando efficacemente i contaminanti pericolosi dalla bevanda. Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista ACS Food Science & Technology, gli ioni dei metalli pesanti si attaccano o vengono assorbiti dalla superficie delle foglie di tè, dove rimangono intrappolati fino allo smaltimento della bustina dopo il suo utilizzo.

"Non stiamo suggerendo di utilizzare le foglie di tè come filtro per l'acqua - spiega Vinayak Dravid, autore senior dello studio - il nostro obiettivo era quello di misurare la capacità del tè di assorbire i metalli pesanti. Quantificando questo effetto, il nostro lavoro evidenzia il potenziale non riconosciuto del consumo di tè nel contribuire passivamente alla riduzione dell’esposizione ai metalli pesanti nelle popolazioni di tutto il mondo”.

Benjamin Shindel, primo autore dello studio, sottolinea che le foglie di tè “hanno un'elevata area superficiale attiva, una proprietà utile per un materiale assorbente, che gli permette di rilasciare rapidamente sostanze chimiche aromatiche nell'acqua. Quello che però rende speciale il tè è che per ottenere il suo stesso effetto assorbente nei confronti dei metalli, dovremmo frantumate tutti i materiali dotati della stessa proprietà, ma ovviamente, sarebbe tutt’altro che pratico. Con il tè, invece, per rimuovere i metalli, basta mettere le foglie nell'acqua e aspettare pochi minuti”.  

Lo studio e le diverse variabili  

Per condurre lo studio, il team della Northwestern University ha studiato il modo in cui i diversi tipi di tè, il confezionamento in bustine e i differenti metodi di preparazione influenzano la capacità di assorbimento dei metalli pesanti. I ricercatori hanno infatti testato tè “veri” (nero, verde, oolong e bianco), ma anche camomilla e rooibos e hanno esaminato le differenze tra il tè sfuso e quello confezionato in bustine. I ricercatori hanno preparato soluzioni acquose con quantità note di piombo e altri metalli (cromo, rame, zinco e cadmio) e le hanno riscaldate appena al di sotto della temperatura di ebollizione.

Successivamente, hanno aggiunto le foglie di tè, lasciandole in infusione per intervalli di tempo diversi, da pochi secondi a 24 ore. Conclusa l’infusione, hanno misurato la quantità di metalli rimasta nell'acqua e l’hanno confrontata con quella rilevata prima dell'aggiunta delle foglie di tè, calcolando così la reale la quantità di metalli effettivamente rimossa.  

Le bustine di cellulosa funzionano meglio  

Dopo avere testato diversi tipi di bustine senza tè all’interno, i ricercatori hanno scoperto che il tipo di materiale in cui sono realizzate fa la differenza. Quelle in cotone e nylon assorbono quantità insignificanti di contaminanti, mentre quelle in cellulosa hanno ottime capacità assorbenti. Esattamente come un magnete si attacca alla porta di un frigorifero, gli ioni metallici si attaccano alla superficie di un materiale. Quindi, maggiore è l'area su cui le particelle possono aderire, meglio è!

La cellulosa, che è un materiale naturale biodegradabile ottenuto dalla pasta di legno - spiega Shindel - ha un'area superficiale maggiore e quindi più siti leganti rispetto ai materiali sintetici che sono lisci e più lucidi. Inoltre, le bustine in nylon rilasciano microplastiche, che sono nocive, a differenza di quelle in cellulosa che liberano microparticelle di cellulosa, costituite da fibre che il nostro organismo può gestire”.  

Infusione lunga, meno metalli  

Confrontando diverse varietà di tè, i ricercatori hanno scoperto che il tipo di tè e la macinatura hanno un ruolo importante, ma non determinante, per la capacità di assorbimento dei contaminanti. Le foglie di tè finemente macinate, in particolare quelle di tè nero, assorbono leggermente più ioni metallici rispetto alle foglie intere. Ancora una volta, i ricercatori hanno attribuito questa differenza all’ampiezza della superficie.

"Quando le foglie di tè vengono trasformate in tè nero, si raggrinziscono e i loro pori si aprono - sottolinea Shindel - e questo aggiunge superficie assorbente disponibile, così come la macinatura”. Fondamentale, invece, il tempo di macerazione.

Più a lungo si lasciano in infusione le foglie di tè, maggiore è la quantità di contaminanti assorbiti. "Qualsiasi tè, con una superficie più elevata o lasciato a macerare più a lungo, eliminerà efficacemente più metalli pesanti - afferma Shindel - con un’infusione di pochi secondi, invece, non si avranno grandi risultati, mentre con tempi più lunghi o, addirittura, lasciandolo in immersione tutta la notte, come quando si prepara il tè freddo, si potranno assorbire la maggior parte, se non la totalità, dei metalli presenti nell'acqua”.  

Opportunità future  

Sebbene i risultati dipendano da diversi fattori, come il tempo di macerazione e il rapporto acqua-tè, la preparazione del tè rimuove una quantità di piombo dall’acqua che potrebbe essere significativa per la salute. I ricercatori stimano possa eliminare circa il 15% del piombo dall’acqua potabile, fino a una concentrazione pari a 10 parti per milione.

E questo prendendo come riferimento una tazza di tè classica, con acqua e una bustina di tè, preparata per 3-5 minuti. L'immersione per più di cinque minuti, ad esempio, assorbe più piombo.

"Dieci parti di piombo per milione sono incredibilmente tossiche - puntualizza Shindel - ma in presenza di concentrazioni più basse, le foglie di tè riescono ad assorbire una quantità di metallo simile a quella contenuta nell'acqua”.

Risultati importanti per la salute

I risultati dello studio forniscono nuove informazioni che potrebbero essere utili per migliorare la salute e il benessere delle persone. “Se tutti bevessero una tazza di tè in più al giorno - ipotizza Shindel - forse, nel tempo, potremmo osservare una diminuzione delle malattie strettamente correlate all'esposizione ai metalli pesanti. Inoltre, questa nostra scoperta potrebbe spiegare perché le popolazioni che bevono più tè hanno tassi di incidenza più bassi di malattie cardiache e ictus rispetto quelle che ne consumano meno”.