Domenica 23 Febbraio 2025
COSIMO ROSSI
Politica

"Trump vicino alla Ue"

Meloni al summit Usa della destra "Per l’Ucraina una pace giusta" .

Meloni al summit Usa della destra "Per l’Ucraina una pace giusta" .

Meloni al summit Usa della destra "Per l’Ucraina una pace giusta" .

È l’Occidente, la civiltà occidentale, la bussola attraverso cui la premier Giorgia Meloni intende adempiere al ruolo che si è ritagliata di trait d’union tra la nuova, nuovissima America di Donald Trump e l’invecchiata Europa a guida popolar-socialista di Ursula von der Leyen; dove i centristi del Ppe guardano con crescente simpatia ai conservatori moderati meloniani, anche in funzione di argine alle destre ultra-patriottiche. Perché "se non può esistere Occidente senza Americhe, allo stesso modo non può esistere Occidente senza Europa", sostiene la premier in collegamento con l’annuale Conservative political action conference. Giorgia Meloni ripete anche davanti alla platea dei conservatori americani che l’Ucraina è un paese "aggredito" e che bisognerà lavorare "insieme" per costruire una pace "giusta e duratura". Grazie a leadership "forti" come quella di Donald Trump che "non si allontanerà" dall’Europa a differenza di quello che "si augurano i nostri avversari".

Non era un intervento facile quello della premier, chiamata a parlare di fronte alla platea Maga statunitense. Non per i riferimenti culturali al conservatorismo occidentale in cui si è profusa, ma per l’evoluzione della guerra russo-ucrania, dopo che il presidente statunitense Trump ha letteralmente scaricato quello ucraino Volodymyr Zelensky, chiedendo un risarcimento di 500 miliardi in terre rare e avviando dialoghi di pace a spron battuto con lo zar russo Vladimir Putin. E infatti l’equilibrismo della premier, oltre a non riscaldare una platea più incline agli slogan propagandistici che ai ragionamenti, non sembra aver fatto breccia nel cuore del tycoon. Che nei ringraziamenti finali a tutti i partecipanti non si prodiga per Meloni.

La presidente del Consiglio si era impegnata davvero a tessere il ragionamento in difesa della civiltà occidentale volto a sancire le ragioni della difesa dell’Ucraina. Confutando la narrazione dei detrattori, Meloni rivendica i successi del governo italiano in campo economico, fiscale e di "rafforzamento delle libertà", attribuendolo alla coerenza dell’impegno e nella fiducia nei cittadini e nella democrazia. Ma soprattutto la premier individua nella battaglia in difesa della civiltà occidentale "nata dall’incontro tra la filosofia greca, il diritto romano, e i valori cristiani" l’elemento unificante tra i conservatori del vecchio e del nuovo continente. E in quest’ottica rivendica non solo la battaglia condivisa contro cultura cancel e woke, ma anche l’impegno in difesa di Kiev.

Richiama la comune discendenza alle parole di Pericle la premier: "La felicità consiste nella libertà e la libertà dipende dal coraggio. Per la sinistra io, il presidente Trump e Miliei siamo delle minacce". Poi parla anche dei dazi: "Ognuno difenderà i propri interessi". Motto ispiratore "quando abbiamo fermato le invasioni, quando abbiamo conquistato la nostra indipendenza, quando abbiamo rovesciato i dittatori". E ancor più "negli ultimi tre anni in Ucraina, dove un popolo orgoglioso combatte per la sua libertà contro un’aggressione ingiusta".

Meloni insomma non rinnega l’impegno preso per le parti di Kiev attraverso cui si è accreditata nel salotto buono di Bruxelles. Unica esponente delle destre conservatrici e patriottiche, tra cui infatti annovera sempre meno partnership in Europa, a spingersi così innanzi, la premier domani parteciperà al G7 convocato dal premier canadese Justin Trudeau attraverso cui Francia e Gran Bretagna, dopo il flop del tavolo europeo, vorrebbero cercare di aggregarsi al carro di Trump. Nei riguardi di cui Meloni non lesina apprezzamenti, osservando che con lui alla guida degli Stati Uniti d’America "non vedremo mai più quello che è accaduto in Afghanistan quattro anni fa".