Mercoledì 26 Febbraio 2025
MILLA PRANDELLI
Politica

Salò revoca la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini: “Non cancelliamo la storia, ma andava fatto”

Il sindaco Francesco Cagnini rivendica la scelta del Consiglio comunale di quella che fu la capitale della Repubblica sociale italiana: “Una decisione tutt’altro che anacronistica”

La seduta del Consiglio comunale di Salò che ha revocato la cittadinanza onoraria a Mussolini

La seduta del Consiglio comunale di Salò che ha revocato la cittadinanza onoraria a Mussolini

Salò (Brescia) – Benito Mussolini, a 80 anni dal termine della Seconda guerra mondiale, non è più cittadino onorario di Salò per decisione del Consiglio comunale (12 voti a favore). Il provvedimento è stato votato questa sera – mercoledì 25 febbraio - alle 21.15: non senza difficoltà e la contrarietà di alcune delle minoranze e l’indecisione di una di esse, con tre voti contrari e un astenuto

Non solo: la seduta, trasmessa in streaming e presidiata da un discreto spiegamento di forze dell’ordine, è stata sospesa per alcuni minuti e poi ripresa per decisione del sindaco della cittadina sulle rive del Garda, Francesco Cagnini il quale ha ribadito di “non volere cancellare il passato ma di volere compiere una scelta di forte valore simbolico”. E in effetti Salò era ed è un simbolo, capitale di quella Repubblica sociale italiana che Mussolini fondò al crepuscolo del fascismo. Prima ancora, il 23 maggio 1924, come molti Comuni italiani Salò aveva conferito la cittadinanza onoraria al Duce, per iniziativa all’allora commissario prefettizio Salvatore Punzo, inviato sul Benaco e nella cittadina per fondare il partito fascista.

il Consiglio comunale di Salo’
Alberto Comini e Francesco Cagnini, vicesindaco e sindaco di Salò in Consiglio comunale

Questa sera gli è stata tolta, con una decisione “marmorea” – parole del sindaco –  che pare segnare un confine netto tra ciò che fu, ciò che è e ciò che sarà, oltre ce n punto di non ritorno per la storia italiana dopo che già due volte in Consiglio comunale era approdata la proposta di revoca della cittadinanza onoraria ma era stata respinta. La prima per motivi tecnici e di ordine pubblico nel 2019, quando profilandosi le elezioni amministrative l’allora primo cittadino di centrodestra Giampiero Cipani non ritenne opportuno mettere in votazione il punto all’ordine del giorno. L’anno successivo la mozione proposta e portata in consiglio da Giovanni Ciato della minoranza di centrosinistra Salò Futura ma fu bocciata con 14 voti contrari e 3 a favore. Questa volta la musica ha avuto un altro suono, del tutto differente.

il Consiglio comunale di Salo’
Carabinieri davanti al palazzo comunale di Salò in occasione del voto sulla revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini

“La revoca alla cittadinanza a Mussolini non richiede giustificazioni, andava fatta – ha commentato il sindaco Cagnini - con questa revoca non intendiamo assolutamente cancellare la storia, né esimerci dal fare i conti con essa. Non cancelliamo nulla: quella pagina della nostra storia, per quanto drammatica, resta. La nostra volontà è di affrontare questa storia per quello che merita, con la volontà di approfondirla, di conoscere e far conoscere sempre meglio a studenti, cittadini e turisti questo periodo che ha coinvolto la nostra città e tutta la riviera gardesana”.

Cagnini spiega che si tratta di “un’iniziativa portata avanti da un’Amministrazione guidata da un sindaco nato ben 50 anni dopo la Liberazione del 1945, che non può quindi in nessun modo vedere questo passaggio come una contrapposizione ideologica, bensì come un momento unificante di condivisione, di unione e di pacificazione, riaffermando i valori di amore verso la libertà e la democrazia, veri cardini della nostra Carta costituzionale”. Da qui la decisione:Alla luce dei valori costituzionali e democratici che, come amministratori, siamo chiamati a rappresentare, Benito Mussolini non merita alcuna onorificenza dal Comune di Salò. E questo purtroppo è tutt’altro che anacronistico. Un passaggio che non merita ulteriori parole, giustificazioni né tantomeno giudizi. Andava semplicemente ed evidentemente fatto”.