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L’ex segretario. Cisl, Luigi Sbarra, con la nuova leader del sindacato, Daniela Fumarola
A 77 anni dal varo della Costituzione, la Camera dà il primo via libera alla legge che attua il principio della partecipazione dei lavoratori alle gestione e agli utili delle imprese. La proposta di legge della Cisl (tanto che qualcuno l’ha ribattezzata "legge Sbarra", dal nome del suo ex leader), arriva in porto. Con il sì della maggioranza e dei centristi, il no di Grillini e Avs e la sofferta astensione del Pd. Un’astensione che è arrivata solo dopo una vera rivolta dei riformisti dem, andata in scena nel corso di un’infuocata assemblea, contro la posizione contraria della stessa Elly Schlein, intenzionata a assecondare il veto del leader Cgil, Maurizio Landini.
OPPOSIZIONE E DEM DIVISE
Schlein, dunque, si è ritrovata stretta tra la posizione di netta contrarietà di Landini e il favore di una fetta rilevante del partito (tutta l’area cattolica e riformista) alla proposta Cisl. Non a caso ancora ieri il segretario della Cgil avvisava: "È una legge contro la contrattazione collettiva, perché mortifica il ruolo delle lavoratrici e dei lavoratori, riducendoli a puri spettatori delle decisioni dell’impresa". Ma se in commissione Lavoro il voto dei dem era stato contrario senza defezioni, ieri ha avuto la meglio l’ala riformista. E, con l’escamotage dell’accoglimento di un emendamento sulla rappresentatività dei sindacati, il gruppo Pd si è astenuto. Una soluzione che ha evitato una spaccatura interna. Anche se, per equilibrare il cambio di rotta, la Schlein punta a far passare oggi il sì del partito al referendum sul Jobs Act pur con libertà di voto, mentre i suoi hanno presentato una proposta di legge sulla rappresentanza, con la Cgil.
IL SUCCESSO DELLA CISL
Con il voto di Montecitorio di ieri è sicuramente la Cisl di Luigi Sbarra e oggi di Daniela Fumarola a cantare vittoria. "L’approvazione alla Camera della proposta sulla partecipazione rappresenta - avvisa la nuova leader del sindacato di via Po - un passo fondamentale verso un traguardo storico per il mondo del lavoro e per l’intero Paese. Il testo mantiene intatti i principi cardine della proposta Cisl: la valorizzazione della contrattazione collettiva come motore degli accordi partecipativi, il sostegno economico alla partecipazione attraverso incentivi concreti, la formazione per i lavoratori coinvolti e il riconoscimento delle quattro forme di partecipazione – organizzativa, gestionale, economico-finanziaria e consultiva. Lo stanziamento di 72 milioni assicurato in manovra conferma la volontà di rendere questa riforma una realtà concreta".
CONFINDUSTRIA
Ma le nuove regole sull’ingresso (non obbligatorio, ma affidato alla contrattazione) dei dipendenti negli organismi consultivi o gestionali delle imprese non dividono solo l’opposizione e il sindacato. Anche la stessa Confindustria è divisa al suo interno. Da un lato, nella posizione ufficiale, gli industriali sostengono che la legge non va bene perché
vincolante e schiacciata sui sindacati. Ma, come nel caso dei dem, anche in vViale dell’Astronomia le posizioni sono molteplici. Imprenditori di peso, come Antonio Gozzi di Federacciai, e associazioni di primo piano, come Assolombarda guardano con interesse alla legge.
UN PUNTO DI EQUILIBRIO
La maggioranza e i relatori della legge (a cominciare da Lorenzo Malagola, di Fratelli d’Italia), dal canto loro, sottolineano come la legge rappresenti un punto di equilibrio. "La legge - spiega Emmanuele Massagli, presidente della Fondazione Tarantelli - non impone ma incentiva le forme volontarie di partecipazione definite dalla contrattazione. È stata enfatizzata ancor più la natura facoltativa degli accordi partecipativi, eliminando le norme "speciali" immaginate per pa e partecipate. È stata preservata l’ossatura tecnica e culturale della proposta Cisl: soft law di sostegno alla contrattazione collettiva, quattro forme di partecipazione (per la prima volta definite in un atto di legge), incentivi economici per premiare le aziende che accetteranno modelli partecipativi".