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Massmio D'Alema e Giulio Tremonti
Roma, 27 febbraio 2025 - Un confronto a più voci con l'obiettivo di contribuire alla costruzione di "una pace giusta" nel conflitto mediorientale. Perché per mettere fine alla guerra non ci sono ricette prestabilite ma è necessario il dialogo tra posizioni divergenti. Parte da questo assunto e con l'obiettivo di presentare i contenuti dell'ultimo numero della rivista Italianieuropei, il dibattito che si è svolto a Montecitorio, organizzato dalla fondazione presieduta da Massimo D'Alema e che ha visto la partecipazione del presidente della commissione esteri della Camera, Giulio Tremonti.
L'incontro si è aperto con la testimonianze di Padre Ibraim Faltas che ha riferito della morte di sei neonati a causa del freddo che si aggiungono agli oltre 20mila che hanno perso la vita durante la guerra. Faltas ha posto l'accento in particolare sulla situazione dei cristiani che in larga parta nei territori della Terra Santa nel settore del turismo e che stanno lasciando in massa i territori di guerra, prefigurando la possibilità che da minoranza spariscano definitivamente. L'incontro è proseguito con un videomessaggio di Ehud Olmert, già primo ministro di Israele, "oggi impegnato - ha rimarcato D'Alema - nella costruzione di una soluzione di pace insieme a personalità palestinesi". Olmert ha ricordato la risoluzione 1701 del consiglio di sicurezza dell'Onu che ha autorizzato i militari italiani e di altri paesi a dispiegarsi tra Libano e Israele come modello di intervento internazionale. "Da ministro degli Esteri proposi che nella stessa risoluzione fosse previsto il dispiegamento di 3mila osservatori delle Nazioni Unite a Gaza, Israele si oppose e naturalmente anche Hamas si oppose. Non voglio dire che questo avrebbe potuto prevenire ma certamente andava nelle giusta direzione". In collegamento da Janin è intervenuta inoltre la giornalista Francesca Borghi che ha testimoniato le condizioni di vita della popolazione durante i giorni di tregua "che non è mai iniziata" e in particolare la volontà di tanti di lasciare il paese. Centrale secondo D'Alema deve tornare ad essere il ruolo della comunità internazionale. "Non c'è una pace giusta se non riconoscendo, accanto al diritto alla sicurezza di Israele, il diritto dei palestinesi di avere una patria, il diritto a vedere il pieno rispetto dei loro diritti umani. Ogni tentativo di costruire una soluzione politica dei conflitti mediorientali aggirando la questione palestinese, come si cercò di fare con la pace di Abramo, è un tentativo destinato a fallire”, ha aggiunto l'ex presidente del Consiglio. Il conflitto israelo-palestinese "ha contribuito a minare in modo sostanziale quel sistema di istituzioni e di legalità internazionale a cui l'Europa ha dato un fondamentale contributo, che è espressione della nostra civiltà giuridica e dei valori fondativi dell'Unione Europea. Quel sistema è stato minato in modo sostanziale, il sistema delle Nazioni Unite e la sua autorità, la corte penale internazionale, il Trattato di Roma a cui aderiscono tutti i paesi dell'Unione". Per D'Alema "è evidente che il conflitto oramai ha in parte perduto le sue caratteristiche originarie cioè di essere un conflitto nazionale e che è diventato uno scontro etnico-religioso nel quale gli uni e gli altri negano l'umanità dell'avversario e vogliono distruggerlo con ogni mezzo.
Questa è sicuramente la molla della barbaria di Hamas, ma sarebbe veramente ipocrita e falso non vedere - ha rimarcato - come un impasto di nazionalismo estremo, fondamentalismo religioso e razzismo anti-arabo si è profondamente radicato anche nella società israeliana. La disumanizzazione dell'avversario fa sì che ognuno pianga i propri morti, io penso che è fondamentale che l'Europa mantenga quel grado di civiltà che le consenta di piangere i morti di una parte dell'altra".
Posizioni che visto "dissociarsi" Tremonti per ciò che concerne il giudizio su Israele. L'esponente di Fratelli d'Italia, dopo una digressione storica sulle origini della "frustrazione" del mondo arabo nei confronti dell'Occidente sfociate con l'attentato dell'11 settembre, ha dichiarato: "Dal plauso che ho sentito, devo dire che ritengo eccessiva la condanna a Israele e resto dell'idea che sia una dato che la guerra è iniziata da una parte e non dall'altra. Questa sarebbe la quarta guerra fatta contro Israele iniziata non per iniziativa di Israele". La dissociazione di Tremonti è diventa ancora più evidente quando D'Alema si è soffermato sul mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti di Netanyahu: "Ho davvero qualche difficoltà a condividere il pensiero del secondo D'Alema, ha rimarcato Tremonti. Una condanna "forzata" e "ingiusta" nei confronti di un popolo che ha visto cose orrende nei secoli, non tutto si può ridurre alla posizione giudiziaria del primo ministro di Israele. Per fare due stati ci vogliono due politiche e sono d'accordo sul fatto che la politica in Palestina debba essere assolutamente sviluppata".