Venerdì 28 Febbraio 2025
DIEGO VINCENTI
Magazine

’Ho paura torero’. Un cult. Politicissimo e di successo

Un cult. Politicissimo. Scritto nel 2001 da Pedro Lemebel, attivista queer cileno. Portato con molto (molto) coraggio in scena al...

Un cult. Politicissimo. Scritto nel 2001 da Pedro Lemebel, attivista queer cileno. Portato con molto (molto) coraggio in scena al...

Un cult. Politicissimo. Scritto nel 2001 da Pedro Lemebel, attivista queer cileno. Portato con molto (molto) coraggio in scena al...

Un cult. Politicissimo. Scritto nel 2001 da Pedro Lemebel, attivista queer cileno. Portato con molto (molto) coraggio in scena al ’Piccolo’. E diventato uno dei grandi successi della scorsa stagione. Se si pensa che oltre 12.500 spettatori sono passati in via Rovello a vedere ’Ho paura torero’ del direttore Claudio Longhi. Il suo ritorno alla regia. Dopo essere stato a lungo in mille faccende affaccendato. Quasi scontata quindi la ripresa, dall’8 marzo di nuovo sul palcoscenico del Grassi. Con la prima rappresentazione dedicata a Luca Ronconi, di cui quest’anno cade il decennale della morte. Il Maestro. Di cui Longhi è stato a lungo collaboratore.

Torna dunque la Fata dell’Angolo interpretata da Lino Guanciale (nella foto durante una rappresentazione), che in tanti ha fatto innamorare. Compreso Carlos, studente militante che combatte la dittatura di Pinochet. Nell’appartamentino del travestito, il ragazzo inizia a nascondere armi e a organizzare riunioni clandestine. C’è in ballo un attentato al generale. Ma i sentimenti corrono veloci anche in mezzo alla rivoluzione. O forse è soltanto una questione di desiderio. Chissà. "Come spesso avviene con le cose importanti, sono un po’ inciampato nel libro di Lemebel - raccontava Longhi al debutto - . Da tempo mi interrogavo con Lino Guanciale su cosa avremmo potuto affrontare. Quando mi ha proposto di leggere ’Ho paura torero’, è stato un colpo di fulmine. Un’opera dal linguaggio metaforico che si apre alla lettura psicanalitica nel raccontare gli impulsi non razionali che governano il nostro agire. È molto forte anche il tema del confronto fra corpo e politica".

Un romanzo di formazione doppio. Dove l’incontro diviene presa di coscienza: politica per la Fata dell’Angolo, fino allora disinterressata ai crimini di Pinochet; sessuale e identitaria per Carlos. Intorno a loro un microcosmo coloratissimo e un po’ disperato. Ma anche il dittatore e la sua doña Lucia, maschere grottesche di ferocia e di imbecillità. Ottimo il cast, guidato dalla presenza carismatica di Guanciale: Daniele Cavone Felicioni, Francesco Centorame, Michele Dell’Utri, Diana Manea, Mario Pirrello, Sara Putignano, Giulia Trivero. Insieme a comporre un lavoro profondamente antifascista. Gonfio di cura e di amore e di entusiasmo. Repliche fino al 23 marzo.

Diego Vincenti