Venerdì 28 Febbraio 2025
DIEGO VINCENTI
Magazine

Esaltazione e dubbio. Una storia, tante visioni. Ecco ’Frankenstein’

Quanti mondi si nascondono dietro al mostro. Quante possibili letture. A scardinare facili semplificazioni. Lo scorrere banale della narrazione. Che...

Il ’Frankenstein’ nella visione di Ivonne Capece, direttrice del Teatro Fontana, arriva sul palco dal 12 al 16 marzo in via Boltraffio, prodotto da Elsinor. Un’indagine a decostruire il mito ottocentesco. Per provare a offrire visioni inedite

Il ’Frankenstein’ nella visione di Ivonne Capece, direttrice del Teatro Fontana, arriva sul palco dal 12 al 16 marzo in via Boltraffio, prodotto da Elsinor. Un’indagine a decostruire il mito ottocentesco. Per provare a offrire visioni inedite

Quanti mondi si nascondono dietro al mostro. Quante possibili letture. A scardinare facili semplificazioni. Lo scorrere banale della narrazione. Che poi a pensarci un attimo è quello che ci han sempre raccontato di Frankenstein, fin da bambini: uno studioso decide di dar vita a un essere umano, inizia a giocare coi cadaveri, assembla pezzi come fossero Lego, compone una creatura forte e bellissima. Sarebbe un successo.

Ma improvvisamente in lui cresce la paura. Come se una misteriosa delusione lo travolgesse dopo l’ubriacatura del sentirsi un moderno Prometeo. Ed è dalle ragioni di questo rifiuto che si è mossa la riflessione di Ivonne Capece, direttrice del Teatro Fontana. Il suo ’Frankenstein’ arriva dal 12 al 16 marzo in via Boltraffio, prodotto da Elsinor. Un’indagine a decostruire il mito ottocentesco. Per provare a offrire visioni inedite. In un tutti i sensi, considerando quanto il teatro di Capece sia legato ai linguaggi delle performing arts, dei video, delle nuove tecnologie. Qui lasciandosi ispirare dal romanzo, ma anche dalla biografia della sua autrice: Mary Shelley, genio femminile in un mondo maschile (e maschilista).

"La storia di Frankenstein è sempre stata etichettata come distopica - sottolinea la regista - : il futuro senza Dio, l’uomo che crea artificialmente esseri a cui non vuole riconoscere dignità sociale. E invece Mary è figlia di due progressisti e quello che scrive è una Grande Utopia: la realizzazione di un’epoca in cui maschile e femminile non sono più categorie classificatorie delle facoltà intellettive e delle potenzialità, in cui la diversità non venga più percepita come mostruosa". Un rovesciamento del consueto. Andando alla matrice dell’opera. Mentre il senso s’intreccia alla seduzione delle immagini. Lasciandosi condurre dalla protagonista Maria Laura Palmeri, affiancata dagli interventi virtuali di Lara Di Bello e Giuditta Mingucci.

Diego Vincenti