
L’attore aveva 95 anni, trovati in casa anche i cadaveri della moglie e di un cane. La polizia: "Deceduti da diverso tempo". In carriera aveva vinto due Oscar.
Bogani
Sono stati trovati morti, nella loro casa di Santa Fe, nel New Mexico. Lui, Gene Hackman, 95 anni, attore roccioso, due volte premio Oscar. Lei, Betsy Arakawa, pianista 63enne. E anche uno dei loro tre cani. Quando la polizia li ha trovati, in due camere separate, i cadaveri erano lì "da diverso tempo, in avanzato stato di decomposizione". Hackman, in tuta e pantofole, era steso per terra in un ingressino "come se fosse caduto di schianto", accanto a lui gli occhiali da sole e un bastone. Il corpo della moglie in bagno, intorno pillole cadute da un flacone di farmaci. La polizia, a parte la fuga di monossido ipotizzata dalla famiglia, non esclude nulla: morte accidentale, oppure omicidio/suicidio. "Non ci sono segni immediati di un atto criminale – dice la polizia – ma questo non è stato ancora escluso".
In una recente intervista, Hackman aveva detto di avere "la normale paura di morire", e di pensare soprattutto ad "assicurarmi che mia moglie e la mia famiglia siano al sicuro". Ma intanto emergono alcuni particolari che in parte dicono qualcosa di diverso. "Non si muovono, mandate qualcuno": con la voce rotta dall’emozione uno dei custodi ha implorato l’invio di soccorsi dopo aver trovato i corpi. Dice di essersi trovato uno o due corpi e che serve assistenza. Aggiunge di trovarsi all’esterno della villa ma di poter vedere "il corpo di lei" dalla finestra. "La porta è chiusa", afferma contraddicendo appunto la polizia secondo cui il portone era aperto.
Se ne va quindi, in modo ancora tutto da comprendere, un attore monumentale. L’ultimo erede di una galleria di "duri" che hanno popolato il cinema noir. Non aveva una faccia da divo. Il naso imponente, i tratti massicci. Gli occhi chiari che sembravano sempre avere davanti tutta l’amarezza del mondo. Non aveva la faccia da divo, ma in mezzo secolo ha attraversato più di cento film, ha vinto due Oscar, quattro Golden Globe, un Orso d’argento a Berlino. Eppure, in ogni film che interpretava, non aveva mai l’aria di dire "guardatemi". Si metteva addosso i personaggi, come un vecchio cappotto, e via. Diceva di non rivedere mai i suoi film, e persino di non ricordare dove fossero finiti i due Oscar che aveva vinto. Probabilmente, era vero. Ha fatto film epocali, ma non ha cercato per forza il capolavoro, si è inserito con naturalezza anche nel cuore di film meno iconici.
Era nato il 30 gennaio 1930 a San Bernardino, in California. Va via di casa a 16 anni, quando si arruola nei Marines. Il Pacifico diventa la sua casa: finisce in Cina, Giappone, Hawaii. Nel 1951 approda a New York, studia giornalismo, poi si sposta a Los Angeles. A trent’anni studia recitazione alla Pasadena Playhouse, dove ha come compagni di corso Dustin Hoffman e Robert Duvall, con cui si trova anche a dividere la casa.
Ha 34 anni quando debutta in un film, Lilith - La dea dell’amore del 1964, con Warren Beatty. Ma il ruolo che gli cambia la vita è quello di Buck Barrow, fratello di Clyde, in Gangster Story di Arthur Penn, del 1967, che lo porta alla prima nomination all’Oscar. Nel 1971, la consacrazione. Il suo Jimmy Doyle, "Popeye", poliziotto senza scrupoli nel Braccio violento della legge ne fa una star internazionale, e lo porta all’Oscar come miglior protagonista. Parte una sequenza di film memorabili: Lo spaventapasseri con Al Pacino, La conversazione di Francis Ford Coppola, Stringi i denti e vai!, Sotto tiro. Si ritaglia persino un indimenticabile cameo nel ruolo dell’eremita cieco in Frankenstein Junior.
Negli anni Ottanta recita con Woody Allen e con Warren Beatty. È il ruvido agente federale, in un Sud americano razzista, in Mississippi Burning. Lo rivediamo in film come Il socio, Under Suspicion, dove recita con Monica Bellucci. Torna al western con Gli spietati di Clint Eastwood, che gli vale il secondo Oscar, nel 1993, e frequenta ancora il genere con Wyatt Earp e Geronimo. Ma si confronta anche con un ruolo comico in Piume di struzzo.Nel 1991 sposa Betsy Arakawa, pianista classica, che ieri ne ha condiviso il tragico destino. Nel 2001 tiene a battesimo il talento di Wes Anderson, ne I Tenenbaum. Poi affronta un ruolo serio in La giuria. L’ultimo film è del 2004, Due candidati per una poltrona.
Si era trasferito in New Mexico a scrivere romanzi western. Le foto degli ultimi tempi ci consegnano un vecchio dal fisico consumato, smagrito, barba bianca. In una intervista a Time, rivelava un aneddoto insieme divertente e amaro. A Santa Fe vedeva passare spesso i camion delle troupe cinematografiche. "Un giorno, rivolgo la parola a una giovane assistente alla regia che stava gestendo il traffico in un vicolo. Le chiedo se assumevano qualche comparsa. Mi ha risposto: ‘No, signore, mi dispiace’". Naturalmente non aveva riconosciuto quel vecchio.