Mercoledì 26 Febbraio 2025
GIOVANNI BOGANI
Magazine

Barbara Bouchet: "Milano calibro 9 il film del cuore"

L’attrice oggi al festival del fumetto di Ascoli Piceno. Cinema e disegni dai romanzi di Scerbanenco. .

Barbara Bouchet: "Milano calibro 9 il film del cuore"

Ascoli Piceno in questi giorni, a linus. Festival del fumetto (fino a domani), è un crocevia di diversi talenti, come è tipico del fumetto. Fra le altre numerose cose, al Palazzo dei Capitani del Popolo c’è una mosttra che si intitola Scerbanenco secondo Fior. Sono 21 tavole del fumettista Manuele Fior, che accompagnano i romanzi di Giorgio Scerbanenco, rieditati da La nave di Teseo. Oggi alle 15 al cinema Odeon verrà proiettato il film Milano calibro 9, ispirato ai gialli scritti da Scerbanenco. Interverrà Barbara Bouchet, che fu protagonista di quel film con Gastone Moschin e Mario Adorf. A seguire, un dialogo su Giorgio Scerbanenco: romanzo, cinema, fumetto cui parteciperanno Paolo Bacilieri, Manuele Fior, Cecilia Scerbanenco – figlia dello scrittore – e la stessa Bouchet.

Barbara, che ricordo ha di quel film, Milano calibro 9?

"Ci sono due o tre film, di quel periodo, che sono rimasti nella mente del pubblico. Milano calibro 9 è uno di questi. È anche uno dei film che ho amato: a quell’epoca lavoravo tantissimo, a volte facevo film perché ‘dovevo’, le produzioni mi spingevano a lavorare senza tregua. Milano calibro 9 è uno di quelli che ho amato interpretare".

È un film amato anche da Quentin Tarantino…

" Quando ci incontrammo, a Venezia, mi gridò da lontano: ‘Barbara, ho visto tutti i tuoi film! I love you!’. E vide Milano calibro 9 insieme a me: lo sapeva praticamente a memoria".

Che cosa ricorda di quella Milano che Scerbanenco ritraeva nei suoi romanz?

"In realtà, io vivevo come in una bolla. Lavoravo tantissimo e basta: finivo il sabato sera di girare, e iniziavo il lunedì mattina. Non avevo una percezione dell’Italia, della società, degli anni che stavamo vivendo. Non capivo neppure di essere famosa. L’ho capito solo dopo".

Lo scorso 15 agosto ha compiuto 80 anni. È lucida, brillante, ha la voce di una ragazzina. Come vive il suo momento?

"Bene! Non ho problemi finché sono in salute: quando se ne va la salute, la senti la vecchiaia. L’alimentazione? Sono una che non ha mai fame, mangio come un uccellino".

E sì che ha un figlio che celebra l’arte della cucina, Alessandro Borghese…

"Mi chiedo sempre come sia venuto fuori. Io la cucina la uso come ripostiglio. Se mi metto davanti ai fornelli brucio tutto".

Che tipo di vita conduce Barbara Bouchet?

"La più semplice possibile. Leggo, guardo i film, gioco a burraco con le amiche, ci incontriamo per l’aperitivo. Nel mondo del cinema non ho amiche: solo Corinne".

Clery?

"Sì. È una donna spiritosissima, e generosa. Ma di cinema non parliamo mai".

Eppure lei è cresciuta col cinema nel Dna. Suo nonno aveva un cinema. E suo padre era un operatore cinematografico…

"Sì, ma io il cinema l’ho scoperto in Italia, quando sono venuta negli anni ’60 dagli Usa. L’Italia è stata la mia Hollywood".

Un desiderio?

"Lavorare con Ferzan Ozpetek, o con Pupi Avati. Mi piace il loro modo di lavorare sui sentimenti. Ma loro non mi vedono! Sarebbe un sogno, anche una piccola parte con loro".