Poggio Mirteto, festa doppia: Carnevalone Poggiano e Carnevalone Liberato

La festa tradizionale, organizzata dalla Pro Loco, è seguita da quella dissacratoria, di 'liberazione' dallo Stato pontificio

di LAURA DE BENEDETTI
26 febbraio 2025

Carnevali più originali del Lazio

A Poggio Mirteto, in provincia di Rieti, il carnevale si distingue per una particolarità unica nel suo genere: la celebrazione di due distinti eventi, il Carnevalone Poggiano e il Carnevalone Liberato
Il Carnevalone Poggiano, organizzato dalla Pro Loco, rappresenta la versione più tradizionale della festa ed è considerato uno dei carnevali più antichi della Sabina, con una storia che risale al 1861. La manifestazione si svolge nel periodo consueto del carnevale e culmina con la sfilata dei carri allegorici e dei gruppi mascherati, seguita dalla cremazione del grande fantoccio di cartapesta, noto come Sua Maestà Carnevalone. Il rogo segna simbolicamente la fine dei festeggiamenti, in una celebrazione che richiama antichi rituali legati alla rinascita e al passaggio dall’inverno alla primavera. L’edizione del 2025 si terrà il 2 marzo in Piazza Martiri della Libertà, con l’apertura ufficiale alle ore 11:00 e l’ingresso in piazza di Sua Maestà Carnevalone accompagnato dalla Banda Comunale Nazionale Garibaldina. Il programma prevede a seguire un DJ set, mentre nel primo pomeriggio, a partire dalle 13:30, inizieranno le attese sfilate. La premiazione del concorso mascherato avverrà alle 18:30, seguita dalla tradizionale processione dei “Moccoletti” che condurrà al momento conclusivo della cremazione del fantoccio. La giornata sarà arricchita da stand gastronomici, food truck e cocktail bar, offrendo ai visitatori la possibilità di degustare specialità locali.
Il 9 marzo, Poggio Mirteto tornerà a festeggiare con il Carnevalone Liberato, una manifestazione di carattere fortemente dissacratorio che si svolge la prima domenica di Quaresima, in contrapposizione con il periodo di penitenza imposto dalla tradizione cattolica. Questo evento affonda le sue origini nella storia politica del borgo, che nel 1860 si proclamò libero dal dominio pontificio. L’elemento più caratteristico della festa è la sua vena provocatoria, rappresentata dall’iconografia del diavolo rosso con il forcone che rincorre un sacerdote, simbolo della volontà di rottura con le imposizioni religiose. Durante la giornata, il centro storico si anima con spettacoli di giocolieri, teatro di strada e musica dal vivo, in un susseguirsi di performance che culminano con la processione serale e il tradizionale rogo, accompagnato dal suono degli organetti e dallo scoppio dei fuochi artificiali. Tra le specialità gastronomiche più apprezzate della festa spiccano il vino rosso e la pizza fritta.

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