Roma, 27 febbraio 2025 – “La campanella è suonata, e non c’è più tempo da perdere. O l’Europa si dà una mossa entro brevissimo o è spacciata, siamo incamminati verso il declino”.
Andrea Manciulli, direttore delle relazioni esterne della Fondazione MedOr, l’arrivo di Trump ha sconvolto tutto.
“Ha sconvolto la mappa geopolitica in senso orizzontale e verticale. Nei rapporti tra gli Stati e nella gerarchia tra gli Stati. Alla fine di questo periodo poche cose saranno come erano prima. Prima ce ne rendiamo conto come europei meglio sarà”.
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La fine della guerra in Ucraina pare prossima. In qualche modo la Russia potrebbe accontentarsi?
“È uno scenario che nessuno si sente di sottoscrivere. Il problema in ogni caso non è solo la Russia, il nostro Est europeo. Noi europei siamo come chiusi in una tenaglia di insicurezze e di problemi. Dobbiamo essere in grado di guardare i nostri confini anche a sud, cioè l’Africa e il Mediterraneo, e a nord, ossia l’Artico. Dobbiamo essere in grado di pacificare ciò che ci circonda”.
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Che cosa vuol dire pacificare?
“Farsi parte attiva per stabilizzare quelle regioni, ben coscienti che se non si stabilizzano ne pagheremo al più presto le conseguenze. Lo dobbiamo fare come europei, con una azione diplomatica e politica nuova”.
Si riferisce all’Africa?
“L’Africa in primis, ma non solo. Pensiamo alla Siria o all’Afghanistan, che pare lontano ma non lo è. Sono tutte zone in cui si sono ormai insediati in maniera stabile regimi di impronta islamista. In Afghanistan i talebani governano insieme a esponenti di Al Qaeda, in Siria quelli che hanno rovesciato Assad, che pure era un tiranno, sono ex qaedisti”.
Torniamo all’Africa.
“Dobbiamo osservare con attenzione ciò che accade. Non sarà un caso che ci sono stati otto colpi di Stato nel giro di breve tempo. O che la Wagner sia in Africa e non da altre parti, o che durante la campagna elettorale tedesca si siano verificati due episodi importanti di terrorismo di matrice islamista. La fascia subsahariana è ormai in mano agli islamisti, ai russi e ai turchi che hanno interessi divergenti rispetto ai nostri e sono pronti ad approfittare dei fattori che caratterizzano quest’area per poi giocarli contro di noi controllando i flussi dell’immigrazione clandestina, il terrorismo, il narcotraffico. Approfittando delle difficoltà che queste aree vivono”.
Tipo?
“L’area intorno al lago Ciad, per esempio, con il riscaldamento climatico è diventata un immenso deserto. È chiaro che chi lì vive di pastorizia e di piccola agricoltura è finito in mano alle organizzazioni criminali”.
Che si deve fare?
“Occorre invertire la rotta. Andare là con progetti credibili di sviluppo, e se del caso anche difendere quei progetti. Se mandi là dei soldi e non sei in grado di difendere chi li deve usare, quei soldi finiscono in mano a chi ti vuol male, hai solo rafforzato il fronte nemico”.
Il Piano Mattei prevede proprio questo.
“Il Piano Mattei è positivo, almeno afferma un principio che dobbiamo seguire. Lo dobbiamo fare come Europa, caricarcelo tutti sulle spalle, implementandolo”.
L’Europa dice di avere grandi valori, ma quando si parla di forza iniziano i distinguo. Le discussioni adesso sull’Ucraina e su un possibile impiego di una forza di pace vertono su questo.
“I valori sono fondamentali, perché la forza senza valori è arbitrio. Ma anche il contrario. I valori senza la forza di tutelarli sono chiacchiere. Sono belle photopportunity e basta”.
Quindi l’Europa si deve dotare di una difesa comune?
“Una difesa comune è obbligatoria. È nelle cose, non più rimandabile. Servono politici che conoscano a fondo le situazioni, sappiano andare al cuore dei problemi e si assumano le proprie responsabilità. Non sempre è così. Vede, Putin ha in un modo o nell’altro sdoganato il concetto che la diplomazia non basta più, e che serve anche la forza per affermarla”.
Ce la farà l’Europa a capirlo?
“Se non ce la fa glielo farà capire l’economia. Ormai non c’è azienda nazionale che non sia anche europea. Purtroppo ci eravamo illusi che con l’unione economica l’Europa fosse fatta, invece ci siamo accorti che senza l’unione politica vera e una forza che la difende non siamo a niente”.
Ci scandalizziamo di fronte ai tagliagole...
“Vede, tutti noi amiamo la democrazia e avere a che fare con le persone che la pensano come noi. Ma occorre essere realisti e renderci conto che senza parlare e interagire anche con chi è molto diverso da noi non ne caveremo le gambe. Serve prenderci le nostre responsabilità”.