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Volodymyr Zelensky, 47 anni, presidente dell’Ucraina
"Stiamo facendo molto bene su Russia-Ucraina. Il presidente Zelensky verrà e firmeremo un accordo in cui riavremo i nostri soldi e otterremo molti soldi in futuro, e penso che questo sia giusto", scandisce Donald Trump annunciando il vertice di domani. Poi anticipa: Putin "dovrà fare" concessioni. Quali? "Non voglio dirvelo adesso". Verità o bluff? Secondo Emmanuel Macron, il tycoon sembra prioritariamente mosso "dal business" più che "dalla strategia". È questa la sensazione che il presidente francese condivide con i vertici Ue e gli altri leader dell’Unione nella videocall di allineamento dopo la trasferta a Washington. Con occhio cinico da ex banchiere di Rothschild, il numero uno dell’Eliseo esplicita la volontà del presidente americano di trasformare il processo di pace tra Ucraina e Russia in un moltiplicatore di investimenti, risorse, affari. Il cosiddetto accordo sulle terre rare, così etichettato semplificando, è ben più di un manifesto. È un cambio di paradigma senza neppure il fastidio di veli o infingimenti: il business che prevale su ogni altra considerazione.
Ma il leader ucraino Volodymyr Zelensky è un osso duro e riscontra la chiamata a Washington con un’infinità di premesse. Ecco la principale: "Non siamo debitori". L’accordo (già emendato) "non include 500 miliardi di dollari di debito, né 350 miliardi, né 100 miliardi". Perché "sarebbe ingiusto", mette in chiaro assestando un colpo mirato alla narrazione trumpiana. Altro che carichi di lantanio e disprosio in pronta consegna. Ora va siglato l’accordo quadro del Fondo per la ricostruzione.
Kiev aderirà al Fondo "con il 50% di tutte le entrate derivanti dalla futura monetizzazione di tutte le risorse naturali di proprietà del governo (direttamente o indirettamente)", ovvero "depositi di minerali, idrocarburi, petrolio, gas e altri materiali estraibili, nonché altre infrastrutture per le risorse naturali" (come terminali di gnl e infrastrutture portuali), escludendo viceversa "le fonti di reddito che fanno già parte delle entrate" ucraine. Quote e pesi del Fondo saranno decisi con "successivo accordo" che sarà negoziato e sottoposto alla ratifica della Rada. È il Kiyv Indipendent a rilanciare l’ultima ipotesi. Un testo che Zelensky spera ancora di emendare: "Voglio garanzie di sicurezza. Un percorso Nato o qualcosa di simile", perché "se non avremo garanzie, non funzionerà niente". Trump gli risponde a brutto muso: "La Nato se la può scordare". Una fonte della Casa Bianca aggiunge: "Se Zelensky ritiene l’accordo non definitivo, non ha senso che venga".
Le premesse dell’intesa si limitano a riconoscere "che il popolo americano desidera investire insieme all’Ucraina in un’Ucraina libera, sovrana e sicura" e che i due Paesi "desiderano una pace duratura in Ucraina e un partenariato duraturo tra i loro popoli e governi". La Russia e Vladimir Putin non risultano citati. Il contributo ucraino alla pace "abbandonando volontariamente il terzo arsenale nucleare più grande del mondo" è però valorizzato dalla clausola anti Mosca di garantire "che gli Stati e le persone che hanno agito in modo negativo non traggano beneficio dalla ricostruzione a seguito di una pace duratura" e peraltro ancora tutta da costruire. Undici articoli completano l’accordo quadro. Poi ci sarà da azzuffarsi su quello ’vero’ che deciderà le modalità "per proteggere e massimizzare" tutti gli investimenti. In terre rare (o meno). Zelensky avvisa Trump: "Questo affare potrebbe rivelarsi un grande successo, oppure svolgersi in sordina".