Mercoledì 26 Febbraio 2025
GIOVANNI ROSSI
Esteri

Terre rare, accordo vicino. Ue-Regno Unito, piano per la difesa

Il primo ministro britannico Starmer: “Porteremo le spese militari al 2,5% del Pil”

Donald Trump

Donald Trump

Roma, 26 febbraio 2025 – Tutti ricchi con il sottosuolo degli ucraini, e pazienza per i legittimi proprietari. In attesa di banchettare, Stati Uniti e Russia volteggiano senza ritegno sulle miniere di Kiev (20mila e chissà quante da aprire). Le terre rare ucraine sono il principale motivo della pace a tappe forzate che Donald Trump sta cercando di imporre a Volodymyr Zelensky (non facendone alcun mistero). Quei 17 elementi della tavola periodica, indispensabili nell’industria tecnologica e in quella della difesa, alimentano un mercato globale che già oggi vale quasi 11 miliardi di dollari e raddoppierà a 22 miliardi entro il 2031. Gli Stati Uniti, al secondo posto per capacità estrattiva con 43mila tonnellate, aborrono il primato produttivo della Cina con 240mila tonnellate: anche perché importano oltre il 90% del prodotto consumato dalla propria industria e non vogliono restare senza. Così si spiegano le goffe avance sulla Groenlandia e i ricatti espliciti all’Ucraina. Secondo l’Istituto geologico ucraino, le riserve nazionali di terre rare si aggirerebbero intorno ai 2,6 miliardi di tonnellate. Trump le considera già proprie. “Ho sentito che Zelensky viene venerdì” a Washington. “Va bene, per me, se vuole fare visita”, butta lì il tycoon dopo le tante voci contraddittorie della giornata.

L’ultima bozza non proteggerebbe Kiev secondo i livelli di sicurezza auspicati in cambio delle risorse messe sul piatto, ma eviterebbe almeno l’automatismo dei 500 miliardi di dollari di entrate pretese da Washington. L’ultima versione, datata 24 febbraio e visionata dal Financial Times, istituirebbe un fondo in cui l’Ucraina contribuirebbe con il 50 per cento dei proventi derivanti dalla “monetizzazione futura” delle risorse minerarie statali, tra cui petrolio e gas, e della logistica associata. Il fondo investirebbe in progetti in Ucraina. Tuttora irrisolte questioni cruciali, come la dimensione della quota statunitense nel fondo e i termini degli accordi di “proprietà congiunta” da discutere in accordi successivi. Entro 48 ore la svolta?

Anche la Russia, quinto produttore mondiale di terre rare, prova a inserirsi nella partita. Lo conferma la proposta pubblica di Vladimir Putin di attirare investitori americani, pubblici e privati per lo sfruttamento delle terre rare russe, con riserve “significativamente superiori” all’Ucraina, dalla regione di Murmansk nel nord-ovest, al Caucaso nel sud, fino all’Estremo Oriente. Idea mimetica. Perché in realtà nei territori ucraini al momento sotto il controllo di Mosca, stanno 12.400 miliardi di dollari di valore complessivo di giacimenti e miniere dell’Ucraina. L’Unione europea non specula e offre a Zelensky la strada della cooperazione. “Ventuno dei 30 materiali critici di cui l’Europa ha bisogno possono essere forniti dall’Ucraina in una partnership win-win”, spiega il commissario Stéphane Séjourné di ritorno da Kiev.

Oggi il presidente francese Emmanuel Macron avrà una videocall con gli altri 26 leader dei Paesi Ue sugli esiti dell’incontro alla Casa Bianca con Trump. Poi domenica, il premier britannico Keir Starmer presiederà a Londra un altro vertice sulla possibile sospensione delle ostilità tra Russia e Ucraina, nel formato Parigi (presenti i maggiori paesi Nato, la commissaria Ursula von der Leyen e per l’Italia Giorgia Meloni). La Gran Bretagna aumenterà i fondi per la difesa fino al 2,5% del Pil nel 2027. “Sarà il più grande aumento della spesa per la difesa dalla fine della guerra fredda”, è l’annuncio di Starmer. Per il resto d’Europa è un invito all’azione. “Chiamatela banca per il riarmo. Oppure fondo comune per la difesa”, ipotizza il Financial Times. In pratica una dotazione comune di Ue e Regno Unito: Londra la presenterà al G20. Sia Starmer sia Macron sia von der Leyen stanno cercando punti in comune tra la posizione di Trump sull’Ucraina e quella dell’Ue, mentre il cancelliere in pectore della Germania Friedrich Merz pensa a un’intesa con l’Spd per investire 200 miliardi sulla difesa. Le cifre ormai sono queste.