Roma, 27 febbraio 2025 - Davanti a un Donald Trump che non può garantire la sicurezza di Taiwan, così ha risposto alla domanda di un giornalista il presidente degli Stati Uniti, Pechino si fa sempre più aggressiva verso l'isola ‘ribelle’. "Non commento perché ho un grande rapporto con il presidente Xi e voglio che i cinesi vengano qui a investire" è stata la spiegazione ai media del tycoon, evidentemente poco incline ad avere rapporti tesi con la potente e ricca Cina. E il nuovo assetto mondiale targato Maga è stato chiaramente percepito dal gigante asiatico che della riconquista di Taiwan ne fa solo una questione di tempo.
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Cina pronta a usare la forza con Taiwan
La Cina non fa mistero che per la "riunificazione" di Taiwan è pronta ad usare la forza. "Non promettiamo di rinunciare all'uso della forza", ha affermato il portavoce del ministero della Difesa di Pechino, Wu Qian. "I connazionali su entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan appartengono alla stessa famiglia cinese. Ci batteremo per la prospettiva di una riunificazione pacifica con la massima sincerità e il massimo impegno. Ma non promettiamo di rinunciare all'uso della forza, che è rivolto contro le forze separatiste per 'l'indipendenza di Taiwan' e le interferenze esterne" sono state le parole di Wu Qian.
Record di jet e navi da guerra cinesi attorno all’isola
Una volontà mostrata maniera sempre più aggressiva aumentando l'accerchiamento all'isola, che ieri ha denunciato la presenza di 45 aerei (34 hanno attraversato la linea mediana dello Stretto di Taiwan) e 14 navi da guerra cinesi operativi, più una 'imbarcazione ufficiale', il numero di più alto di mezzi militari di Pechino attorno a Taiwan quest'anno. Una presenza massiccia giustificata dalle autorità cinesi con un tardivo comunicato in cui annunciavano delle esercitazioni al fuoco vivo in zona. Il ministero della Difesa di Taipei ha denunciato manovre di combattimento con aerei e navi da guerra in un'area distante appena 40 miglia nautiche (74 chilometri) dalle coste meridionali dell'isola. Pechino ha risposto che le esercitazioni erano parte "di attività di routine", invitando "le autorità dell'isola a non esagerare i fatti" allo scopo "di cercare di attirare l'attenzione con trucchi".
“Taiwan diventa una polveriera”
Sempre ieri la presidente di Taiwan, Lai Ching-te, forte sostenitrice dell'indipendenza dell'isola dalla Cina, ha promesso l'aumento del budget della difesa al 3% del pil. Di tutta risposta la portavoce dell'Ufficio per gli Affari di Taiwan del Consiglio di Stato cinese, Zhu Fenglian, ha criticato sottolineando che Taiwan così diventerebbe una polveriera.
Cavo sottomarino tranciato: arrestato il capitano del cargo
Ma Pechino non fa solo sfoggio di muscoli per intimidire la 'provincia ribelle', ha messo in campo anche azioni di disturbo verso l'isola, quella che viene definita la zona grigia della Cina, con anche azioni di sabotaggio sullo stile della flotta ombra di Putin nel Mar Baltico, prendendo di mira i cavi delle telecomunicazioni. L'ultimo caso con la nave cargo cinese Hongtai, registrata in Togo, sequestrata dalle autorità di Taipei perché accusata di aver tranciato un cavo sottomarino per le telecomunicazioni al largo dell'isola. Dopo varie indagini è stato arrestato il capitano del cargo, di cognome Wang, perché c'era il pericolo di fuga. "Il capitano Wang ha distrutto il cavo sottomarino, causando l'interruzione delle comunicazioni tra le isole, che ha influenzato le funzioni governative e sociali", ha sentenziato un tribunale, che ha sottolineato come "l'interruzione delle comunicazioni può causare pericolo pubblico. Il crimine non è di lieve entità e ha causato un certo grado di danno alla sicurezza sociale". Intanto la Marina di Taiwan continua a monitorare 52 navi "sospette" di proprietà cinese battenti bandiere di comodo come della Mongolia, Camerun, Tanzania, Togo e Sierra Leone per evitare che ci siano altre cavi tranciati.