L’uomo grigio diventato premier inglese la scorsa estate senza grandi entusiasmi, sta emergendo come l’uomo chiave per la pace in Ucraina. Starmer è l’epitome del low profile, il profilo basso e sobrio che sembra l’antitesi di Boris Johnson. Il gentleman inglese di altri tempi, che la gente faceva fatica a capire appieno, si è rivelato un alleato formidabile della causa ucraina e un leader di sostanza. Il viaggio a Washington la scorsa settimana e il rude trattamento di Zelensky da parte di Trump hanno fatto emergere uno Starmer nuovo: forte, sicuro, protettivo. Una figura quasi paterna per il presidente ucraino, che gli si è quasi sciolto fra le braccia al suo arrivo a Downing Street. Il finora puntiglioso, quasi arido Starmer gli ha dato un benvenuto da eroe e lo ha rassicurato: non sei solo, ci penso io.
Poi il 62enne premier ha chiamato a sè i leader della Ue, corsi a Londra per cercare di impostare un piano di pace credibile e presentarlo prima a Trump e poi a Putin, con il benestare di Zelensky, a cui è stato restituito il suo ruolo fondamentale in qualsiasi cessate il fuoco sostenibile. Certo, Macron ci tiene alla sua fetta di gloria e anche Meloni si è piazzata in prima fila, ma Starmer – ex pubblico ministero e procuratore generale – considerato da molti come un bravo tecnico, ha potuto dimostrare di essere un uomo di spessore.
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Quando il mondo sembra impazzito e i potenti ti girano le spalle, Starmer è lì a offrire conforto, ad annunciare nuovi aiuti militari e a organizzare un incontro con il re, che solo poche ore prima aveva mandato in brodo di giuggiole Trump. Se Zelensky era atterrato a Londra con il cuore a pezzi, Starmer lo ha rimesso in piedi e gli ha ridato speranza e l’intero Paese si è inorgoglito ("È l’ora di agire", ha detto ieri dopo il vertice).
Il primo ministro britannico, sposato con la sua adorata Victoria, padre di due figli (una femmina e un maschio) di cui non si sanno nemmeno i nomi tanto lui li vuole proteggere e tenere lontano dai riflettori, si è trasformato nel giro di pochi giorni. E questo è avvenuto In un momento storico complicato, tra l’altro, in cui la Gran Bretagna veniva da un susseguirsi di crisi politiche e di scandali/fallimenti legati agli inquilini di Downing Street. In pochi mesi, Starmer ha sradicato la corrente antisemita che sotto Corbyn aveva preso il controllo del partito laburista inglese e che sta cercando di porre rimedio agli sfaceli di 14 anni sotto i conservatori, dai quali il Paese è uscito in ginocchio. Starmer ora si è posizionato nel ruolo che ha sempre anelato: quello di ponte fra Usa e Ue, l’identità cioè che la Gran Bretagna ha sempre avuto storicamente, con o senza la Brexit.