Roma, 28 agosto 2023 – Soffriva di depressione, le hanno trovato un verme nel cervello. Sì, avete letto bene, proprio un parassita. Lo ha estratto il neurochirurgo dell’ospedale di Canberra, la dottoressa Hari Priya Bandi. Un verme rotondo di 8 cm di lunghezza.
Per Diego Garbossa, direttore di Neurochirurgia alle Molinette, “è sicuramente sorprendente il contagio da questo parassita”. Va anche detto che le zoonosi “sono sempre esistite e in alcune parti del mondo capitano ancora con una certa frequenza”.
La storia del verme nel cervello
Il caso è stato documentato nell’edizione di settembre della rivista Emerging Infectious Diseases. La paziente, una donna di 64 anni del New South Wales sud-orientale, è stata ricoverata per la prima volta nell’ospedale locale alla fine di gennaio 2021 dopo aver sofferto per tre settimane di dolori addominali, dissenteria, tosse secca costante, febbre e sudorazione notturna. Nel 2022 i suoi sintomi si erano aggravati portandole depressione e perdita di memoria, tanto da richiedere il ricovero all’ospedale di Canberra. Una risonanza magnetica del cervello ha rivelato anomalie che hanno richiesto un intervento chirurgico.
"Una scoperta unica”
“Ma il neurochirurgo non è certo entrato pensando di trovare un verme che si dimena”, ha detto Sanjaya Senanayake, medico di malattie infettive dell’ospedale di Canberra. “I neurochirurghi hanno regolarmente a che fare con infezioni del cervello, ma questa è stata una scoperta unica nel suo genere; nessuno si aspettava di trovare qualcosa del genere”, ha proseguito Senanayake.
Dove si trova il Ophidascaris robertsi
La sorprendente scoperta ha spinto un’équipe dell’ospedale a riunirsi rapidamente per scoprire di che tipo di verme rotondo si trattasse e, soprattutto, per decidere le ulteriori cure che il paziente avrebbe potuto richiedere. “Abbiamo cercato nei libri di testo tutti i diversi tipi di vermi tondi che potevano causare invasioni e malattie neurologiche”, ha dichiarato Senanayake. La ricerca, però, è stata infruttuosa e hanno chiesto aiuto a esperti esterni.
“Canberra è un posto piccolo, cosi’ abbiamo inviato il verme, che era ancora vivo, direttamente al laboratorio di uno scienziato del CSIRO, che ha molta esperienza con i parassiti. I risultati hanno rilevato che la specie del verme fosse Ophidascaris robertsi”, ha precisato Senanayake. L’Ophidascaris robertsi è un verme rotondo solitamente presente nei pitoni. La paziente dell’ospedale di Canberra rappresenta il primo caso al mondo di ritrovamento del parassita nell’uomo. La donna risiede vicino a una zona lacustre abitata da pitoni tappeto.
Cosa può essere accaduto
"Nonostante il contatto diretto con i serpenti, la paziente raccoglieva spesso erbe autoctone, tra cui le verdure di Warrigal, nei dintorni del lago per cucinarle", ha raccontato Senanayake. I medici e gli scienziati coinvolti nel suo caso ipotizzano che un pitone possa aver diffuso il parassita attraverso le sue feci nell'erba. Ritengono che la paziente sia stata probabilmente infettata dal parassita direttamente toccando l'erba nativa o dopo aver mangiato le verdure.
"La paziente, ora, si sta riprendendo bene e viene ancora monitorata regolarmente", ha affermato Senanayake.
Le infezioni dagli animali
Secondo i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie, tre quarti delle malattie infettive nuove o emergenti nelle persone provengono dagli animali.
"Il primo caso al mondo ha evidenziato il pericolo di malattie e infezioni trasmesse dagli animali all'uomo, soprattutto quando questi iniziano a vivere più' a stretto contatto e gli habitat si sovrappongono maggiormente", ha specificato Senanayake. "Negli ultimi trenta anni ci sono state circa trenta nuove infezioni nel mondo - ha continuato -. Delle infezioni emergenti a livello globale, circa il 75% è di tipo zoonotico, ovvero si è verificata una trasmissione dal mondo animale a quello umano, inclusi i coronavirus. Questa infezione da Ophidascaris non si trasmette tra le persone, quindi il caso non provocherà una pandemia come Covid-19 o Ebola. Tuttavia - ha precisato Senanayake - il serpente e il parassita sono presenti in altre parti del mondo, quindi è probabile che nei prossimi anni vengano riconosciuti altri casi in altri Paesi".