
Stoccolma. 26 marzo 2025 – Il malcontento, com’è d’uopo di questi tempi, ha cominciato a dilagare sui social network, per poi sfociare – a partire da lunedì scorso – in un vero e proprio boicottaggio dei supermercati: accade in Svezia, Paese in cui la protesta contro i rincari dei prodotti alimentari è divenuta, in breve tempo, una questione politica. Secondo le stime dell’agenzia governativa Statistics Sweden, il costo annuale per la spesa di una famiglia nel Paese – da gennaio 2022 – è schizzato a 30mila corone, pari a circa 2.763 euro. E le proiezioni dicono che un pacchetto di caffè raggiungerà presto la soglia simbolica di 100 corone (9,20 euro): un aumento di oltre il 25% dall’inizio del 2024.

Boicottaggio dei supermercati
Chi ha aderito a questa forma di dissenso ritiene – a riferirlo è il quotidiano britannico Guardian –che i rincari non siano dovuti solo agli andamenti dei mercati, sui quali pesano dinamiche geopolitiche e conflitti commerciali, ma anche a una sorta di oligopolio del settore, caratterizzato da una concorrenza assai scarsa. A trarne vantaggio, dunque, sarebbero le più importanti catene della grande distribuzione, come Ica, Coop, Lidl e Willys, a scapito del cliente finale. Dal canto loro, le insegne hanno ribadito di non aver esercitato alcuna influenza sui prezzi. La causa dei rincari – concordano i brand del settore agroalimentare – sarebbe riconducibile, invece, all’aumento dei costi delle materie prime, dovuto principalmente al cambiamento climatico e alle avversità atmosferiche che danneggiano i raccolti.
Simili boicottaggi in vari Paesi europei
Le dichiarazioni dei produttori e delle catene distributrici non hanno però convinto i consumatori svedesi, che hanno intrapreso la protesta "Bojkotta vecka 12”, ovvero “Boicottaggio della settimana 12” perché cade nella dodicesima settimana dell’anno: da lunedì 24, chi aderisce alla contestazione non farà la spesa nei grandi marchi della vendita al dettaglio. È ancora presto per valutare quale sarà l’impatto dell’iniziativa sul mercato. Quella svedese non è certo la prima protesta del genere in Europa: boicottaggi simili si sono avuti, nelle ultime settimane, in Bulgaria – dov’è stato poi riscontrato un calo del fatturato del 30% -, in Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro e Serbia.
Aumenti record per il cioccolato
Tra i prodotti che, nell’ultimo anno, hanno registrato l’incremento maggiore – in Svezia, ma non solo – spicca il cioccolato. A questo proposito, la nota piattaforma svedese di confronto dei prezzi Matpriskollen, ha dimostrato, in un’indagine, che da febbraio il valore è già cresciuto del 9,2%, mentre nell’arco di un anno (1° marzo 2024 – 1° marzo 2025), la variazione percentuale è +24,9%. Sempre in un mese, i grassi da cucina (i diversi tipi di burro e olio) sono saliti del 7,2%, i formaggi del 6,4%, latte e passata del 5,4%.
La replica della politica
Amplificata ulteriormente dai social come Tik Tok e Instagram, la protesta ha assunto presto una connotazione politica: i consumatori, infatti, invocano un intervento in grado di creare la giusta concorrenza sul mercato e fermare il continuo aumento dei prezzi. Se il ministro degli Affari rurali, Peter Kullgren, ha riconosciuto il peso della situazione sulle famiglie economicamente più deboli, la ministra delle Finanze, Elisabeth Svantesson, ha affermato che l'inflazione è scesa dal 2022, quando il governo attuale è entrato in carica. A febbraio 2025, il tasso di inflazione era pari all'1,3%, in aumento rispetto allo 0,6% del mese precedente. Intanto, la scorsa settimana l’esecutivo ha presentato una nuova strategia per il settore alimentare, che include anche misure volte a incrementare la produzione interna al Paese. Un’iniziativa che potrebbe incentivare la concorrenza e calmierare i prezzi, che resterebbero al riparo dal rischio di aumenti dovuti alle tensioni sui mercati internazionali.