Tecnicamente, come spiega Franco Osculati, professore ordinario di Scienza delle finanze presso l’Università di Pavia, “gli extraprofitti sono rendite, realizzate senza specifico merito imprenditoriale e, se ridotte mediante tassazione, non intaccano il normale rendimento dell’attività economica e il livello razionale degli investimenti. La formazione di extraprofitti, inoltre, si accompagna al monopolio o a situazioni di mercato, oligopolistiche, nelle quali la concorrenza è assai limitata: la tassazione degli extraprofitti non cura né il monopolio, né l’oligopolio ma riduce a vantaggio della collettività i privilegi dell’uno e dell’altro”.
Del resto, le otto banche italiane più rilevanti (Unicredit, Intesa Sanpaolo, MPS, Banco Bpm, BPER, Credem, Popolare di Sondrio e Credit Agricole Italia) nei primi sei mesi del 2024 hanno ottenuto complessivamente un profitto di 13 miliardi di euro, ancora di più rispetto agli 11 miliardi del primo semestre dello scorso anno, quando già erano cresciuti. Nella prima metà dell’anno hanno raggiunto e superato l’utile annuale del 2022, che fu di 12,5 miliardi di euro.
EconomiaQuanto valgono gli extraprofitti delle banche italiane. Le possibili mosse del governo