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Pochi posti e rette in aumento nelle Rsa
Roma, 28 febbraio 2025 – L’Italia non è un Paese per giovani. Basterebbe questa citazione del titolo di un film di Giovanni Veronesi, per sintetizzare i dati che emergono da uno studio sulle Rsa in Italia, le residenze sanitarie assistenziali sempre più necessarie per far fronte all’invecchiamento della popolazione, che in molti casi coincide col bisogno di servizi specializzati, che un parente difficilmente potrebbe garantire.
L’indagine realizzata dall’Auser
L’associazione di volontariato Auser, ha realizzato un’indagine analizzando sia l’andamento delle tariffe, sia la comunicazione all’utenza, e ha evidenziato una serie di criticità e di problemi presenti in gran parte d’Italia. La ricerca ha analizzato 129 strutture, presenti per il 52% nel Nord Italia, per il 25,5% al Centro e per il restante 22,5% dei casi al Sud e nelle isole. Circa il 41,1% delle strutture (53 casi) risultano avere a disposizione dai 50 ad i 100 posti letto, mentre sono 38 (pari al 29,5% del campione esaminato) le Rsa con una capienza fino ai 200 pazienti. La più bassa incidenza riguarda le residenze sanitarie assistenziali con oltre 200 posti letto, appena il 4,7%”. Nel 45% dei casi esaminati le Rsa hanno delle liste d’attesa, non riuscendo a soddisfare tutte le richieste di ricovero che arrivano, anche se gli addetti ai lavori sottolineano come questi dati potrebbero non essere indicativi, vista la consuetudine di molte famiglie di iscrivere i propri cari a più liste di attesa contemporaneamente.
Rette in costante aumento
Le rette risultano in aumento del 18,5% per le più basse, e del 12,8% per le più alte. I maggiori aumenti si registrano in Campania, Piemonte, Lombardia e Sicilia. Nella provincia di Varese si registra l’aumento più consistente (+3,1 euro per le rette massime) e costi per l’utenza più elevati (61,5 euro per la retta minima e 70,5 euro per la massima). Il costo a carico delle famiglie varia dai 1.100 euro mensili delle strutture residenziali fino ai 1.400 euro per quelle di tipo sociosanitario, e va dai 250 agli 800 euro al mese per i centri diurni Alzheimer. Le alte tariffe sono in parte dovute all’inflazione, in parte al bisogno di fare profitti maggiori, nonché alla minore disponibilità finanziaria di gran parte delle regioni, che in passato contribuivano in misura maggiore ai costi da sostenere per le famiglie degli anziani. Inoltre, secondo Auser, ad incidere su costi e qualità del servizio erogato, contribuiscono anche alcune criticità rilevate dall’indagine, fra cui la presenza di pochi infermieri professionali e l’errato inquadramento dei dipendenti. Infine, da rilevare il problema delle liste d’attesa, presenti nel 46% dei casi delle strutture al Nord, e nel 48% di quelle al Sud: solo nel 15% dei casi, i referenti delle strutture hanno saputo dare indicazioni precise sui reali tempi di attesa per l’effettivo ricovero.
Il pensiero dei responsabili Auser
"Dall’analisi emerge un quadro nel complesso positivo che valuta positivamente il diffuso rispetto delle normative (95%) e dei servizi offerti, oltre alla diffusione delle Carte di servizi (88%). In questi documenti però restano scarse le informazioni su come la struttura intende operare (presente solo nel 45%), sui servizi aggiuntivi e sull’organizzazione interna. Agli ospiti è garantita in genere un’ampia gamma di servizi, tuttavia circa la metà delle Rsa non consente agli utenti di utilizzare i servizi del territorio”.