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Un cacciatore in una foto d'archivio
Roma, 27 febbraio 2025 – È un tema caldo, divisivo, che in Italia come nel resto d’Europa ha spesso visto contrapposte fazioni di appassionati, dagli amanti degli animali ai cacciatori, da coloro i quali vogliono difendere i diritti degli animali selvatici, a quanti vedono nell’attività venatoria un rito ancestrale, un atto anche utile ai fini della gestione della fauna a volte pericolosa per gli animali allevati. Parliamo dunque della caccia, un mondo che in Italia genera 8,5 miliardi di euro l’anno, stando ai dati dell'ultimo studio disponibile, curato da Nomisma.
I dati dello studio Nomisma
Lo studio “Il valore dell’attività venatoria in Italia”, commissionato dalla Federazione Italiana della caccia, ha rilevato che tra i 45 milioni di maggiorenni che si nutrono di carne, il 62% consuma anche selvaggina. Ciò avviene prevalentemente fuori casa (39% al ristorante), il che fa pensare a quanto questa filiera potrebbe crescere, se fosse di più facile reperimento questo tipo di carne, come dichiarato dal 51% dei consumatori italiani. Sulla carne acquistata, il 72% ritiene importante che presenti meno rischi per la propria salute, e il 70% che provenga da una filiera tracciabile. Il rispetto del benessere animale sta a cuore al 64% degli italiani, mentre il 47% considera fondamentale che la carne acquistata provenga dalla natura e non da allevamenti. Circa le conoscenze delle attività venatorie, però, gli italiani si dicono poco informati, ben 2 su 3 non ne sanno molto e solo il 10% si dice esperto nelle norme e nelle regole del settore. Lo studio stima in 8,5 miliardi di euro il valore monetario dell’attività venatoria, di cui 7,5 legati al settore armiero e alla domanda di oggetti necessari per svolgere la caccia, nonché all’autoconsumo di selvaggina.
In calo il numero dei cacciatori in Italia
Nonostante l’importanza economica del settore, in Italia si assiste ad un calo del numero di cacciatori, che in 10 anni si sono ridotti di ben 200mila unità. In Europa la situazione è un po’ diversa, se si considera che in 13 Stati il numero è rimasto pressoché invariato, mentre 8 nazioni hanno visto aumentare il numero degli iscritti all’albo. In Germania, ad esempio, si è passati dai 351mila iscritti del 2010 agli attuali 384 mila, mentre in Norvegia l’aumento è stato ancora più evidente, considerando che oggi ci sono circa 500mila cacciatori, contro i 190mila di 10 anni fa.
Per quanto riguarda la percezione che si ha della caccia fra quanti non la praticano, il 41% degli italiani si dice favorevole alla caccia, mentre il 48% si oppone e il restante 11% non si esprime. Le principali critiche mosse al settore riguardano il non contribuire a mantenere vitale l’ecosistema e la natura (58%), il non prendersi cura dei luoghi in cui si caccia (55%), il non contenere il fenomeno del bracconaggio (50%), il non rispettare leggi e regole (48%) e il non essere attenti a conservare la biodiversità (44%). Molto criticati anche la poca attenzione all’equilibrio demografico delle specie animali (52%) e il fatto che la caccia costituisca un pericolo per sé e per gli altri cacciatori (52%). A proposito di infortuni e incidenti fra i cacciatori, un recente studio dell’Università di Urbino ha rilevato che il numero dei decessi è aumentato nel 2024 rispetto all’anno precedente, passando da 8 a 14, mentre è calato il dato legato ai feriti, scesi dai 53 del 2023 ai 34 del 2024. Dopo 5 anni, si è anche verificato un decesso fra i non cacciatori, durante una battuta di caccia.