Roma, 27 febbraio 2025 – “L’esito della Tac di monitoraggio della polmonite bilaterale, che ha colpito il Papa, è confortante. I focolai si stanno riducendo, si sta evidenziando una normale evoluzione del quadro polmonare. Data l’età di Bergoglio, 88 anni, non era affatto scontata un’evoluzione favorevole della patologia”. Il professor Massimo Andreoni, docente di Malattie infettive e direttore del Dipartimento di Medicina dei sistemi presso l’Università di Roma Tor Vergata, vede il bicchiere mezzo pieno dopo l’ultimo bollettino medico diramato dalla Santa Sede sulle condizioni del Pontefice. Francesco resta ancora in prognosi riservata, ma per la prima volta dopo vari giorni “non è più definito in condizioni critiche e questo non può che indurci a un cauto ottimismo”, sottolinea l’infettivologo.
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Perché era così importante il risultato della Tac, professore?
“Al di là del quadro clinico generale del paziente, al di là cioé del sapere come respira il Pontefice e quale sia l’andamento dei suoi esami del sangue, era fondamentale capire se la terapia stesse o meno tenendo sotto controllo l’infezione”.
La cura sta funzionando?
“Sì, la terapia antibiotica è giusta e la risposta dell’organismo del Papa, da quanto trapela, è la migliore possibile per una persona della sua età e in quelle condizioni di partenza. Francesco soffre di una bronchite asmatica cronica e, a ventuno anni, proprio a causa di una grave forma di polmonite, ha dovuto subire l’asportazione della parte superiore del polmone destro”.
Le sue condizioni continuano a registrare una serie di alti e bassi. Tutto nella norma?
“Fa parte del decorso. Ci sono state giornate segnate da piccole tempeste, a partire dalla crisi respiratoria di sabato scorso, ma non solo. L’insufficienza renale, dichiarata fino a qualche giorno fa, poteva fare pensare anche a un quadro più grave di sepsi, che si ha allorquando nel sangue si verifica il passaggio di agenti patogeni, o addirittura a una più complessa condizione di Mof (Insufficienza multi-organo)”.
Questi timori sono rientrati?
“Fortunamente sì, al momento tali complicazioni sono scongiurate”.
Tuttavia, perché non viene sciolta la prognosi?
“Questa resta riservata in relazione proprio allo stato di salute complessivo e all’età del paziente. I rischi per il Papa restano quelli di una crisi acuta a livello respiratorio, di un colasso cardiocircolatorio, di una sepsi o per l’appunto di una Mof”.
La preoccupa il fatto che Bergoglio continui a essere sottoposto a ossigenoterapia ad alti flussi?
“No, ritengo che sia normale nel quadro terapeutico in atto”.
Quanto tempo è necessario per guarire da una polmonite bilaterale?
“In media servono tre-quattro settimane. Il Pontefice è ricoverato da meno di 14 giorni. C’è ancora un buon margine, serve pazienza, l’evoluzione, con tutte le cautele del caso, si prospetta favorevole”.
Una volta dimesso, la convalescenza sarà lunga?
“Non per forza, possono bastare anche solo una quindicina di giorni, a patto che la ripresa avvenga in un regime rigoroso”.
Il Papa, in questi oltre undici anni di pontificato, non si è mai concesso un periodo di vacanza a Castel Gandolfo, da sempre vive molto intensamente il suo ministero…
“Se posso permettermi un appunto al Santo Padre. Si è trascurato per troppo tempo. Non può più permetterselo”.