Giovedì 27 Febbraio 2025
REDAZIONE CRONACA

Sanità, la classifica delle regioni secondo il Ministero. Ecco come funziona

Tre le aree valutate (prevenzione, cure territoriali e ospedali): solo 13 le regioni in cui l’assistenza considerata sufficiente. Veneto al top, Lombardia sesta e il governatore Fontana s’inalbera: “Solo pu….te. Ci vogliono penalizzare”

Sanità, la classifica delle Regioni italiane

Sanità, la classifica delle Regioni italiane

Roma, 27 febbraio 2025 – Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana contro il governo. A infiammare il governatore, che pure è leghista e quindi rappresentante della maggioranza, è la classifica sulla qualità di cura nelle varie regioni, stilata a partire dal monitoraggio del ministero della Salute sui Lea (Livelli essenziali di assistenza). Nel rapporto, relativo al 2023 e pubblicato ieri sul portale del Ministero, la Lombardia figura al sesto posto complessivo, settimo per quanto riguarda gli ospedali. 

Ma di cosa si tratta? Il report ministeriale si basa sul  Sistema di garanzia, introdotto nel 2000 e aggiornato nel 2020, che valuta – su una scala da 1 a 100 – 88 indicatori relativi a tre macro-aree (prevenzione, assistenza distrettuale, assistenza ospedaliera) con cui viene misurata l’erogazione dei Lea. In sostanza è una rappresentazione matematica del livello di assistenza sanitaria fornita in ciascuna regione e provincia autonoma. 

La classifica: Veneto al primo posto, Lombardia sesta 

In base ai punteggi raccolti dal ministero è possibile stilare una classifica per ciascuna delle tre macro aree e una classifica complessiva data dalla somma dei punteggi per ogni macro area (qui sotto nel grafico). Al primo posto della graduatoria si piazza la Regione Veneto con un punteggio di 98/100 per la prevenzione, 96/100 per l’assistenza distrettuale e 94/100 per l’assistenza ospedaliera, in totale 288 punti, al secondo la Toscana (95, 95 e 96 punti), al terzo l’Emilia Romagna (97, 89, 92) a pari merito con Trento (98, 83, 97); quindi troviamo Piemonte (93,90,87) al quinto e Lombardia (95,76,86) al sesto con l’Umbria ex aequo.

E’ evidente la spaccatura geografica. I risultati migliori si registrano infatti al Centro-Nord (nonostante la Lombardia esca dalla 'top five’). Dall’altra parte, tra le ultime cinque Regioni ben quattro sono del Centro-Sud: Basilicata, Abruzzo , Sicilia, Valle d'Aosta e, fanalino di coda, la Calabria.

Lea: solo 13 regioni promosse

Ma a cosa serve effettivamente il monitoraggio? Non a stilare una graduatoria dei più ‘bravi’ ma a individuare le Regioni in grado di garantire ai cittadini i Lea, ovvero i livelli essenziali di assistenza. Ebbene, emerge che nel 2023 solo 13 regioni sono state in grado di raggiungere la sufficienza (60 punti su 100 in tutte le aree dell'assistenza sanitaria), mentre 8 sono insufficienti in almeno una delle tre macroaree di valutazione (quattro sono state bocciate in due aree – Valle d’Aosta, Abruzzo Calabria, Sicilia, e altrettante in una sola area – Bolzano, Liguria e Molise), quindi bocciate tout court. “La garanzia di erogazione dei LEA si intende raggiunta – precisa infatti il Minisitero – da parte di una regione o Provincia Autonoma, qualora a questa corrisponda, entro ciascun macro-livello, un punteggio ricompreso nel suddetto intervallo di garanzia dell’assistenza, in modo da non consentire la compensazione tra differenti macro-livelli”. Rispetto all’anno precedente il servizio sanitario nazionale migliora sul fronte dell'assistenza ospedaliera, ma arranca sulla prevenzione e le cure territoriali.

Fontana contro il governo: “Puttanate, vogliono penalizzarci” 

Al governatore della regione Lombardia i punteggi del Ministero della Salute non vanno giù. “Sono cose assolutamente inaccettabili – tuona il presidente Fontana, motivato tra l’altro dai dati di un’altra classifica, quella di Newsweek sugli ospedali del mondo che premia l’offerta milanese –.  I parametri indicati non hanno niente a che vedere con il funzionamento della sanità, sono cose cervellotiche. Sono tutte puttanate, se posso usare un termine giuridico”. Ma Fontana, in questo sistema, vede anche del marcio. Le modalità della graduatoria hanno “l’obiettivo di penalizzarci”: la Lombardia “sta sulle balle a tutte, proprio perché è la migliore”. A lui replica il capogruppo PD in consiglio regionale, Pierfrancesco Majorino: "Quel che c'è di inaccettabile non sono le classifiche del ministero, che tra l'altro arrivano dopo altre che avevano già sottolineato la caduta del servizio

sanitario lombardo rispetto a quello di altre regioni, ma, piuttosto l'immobilismo della giunta Fontana che ha fatto lievitare le liste d'attesa e indebolito la medicina territoriale, lasciati soli medici e infermieri, e impedito peraltro ai cittadini lombardi di potersi esprimere attraverso

un referendum".